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Mar.Gu

Dicono di lei

Sigillo

 

Dal catalogo della mostra "Elate Memories", Lavagna, 2016

Recensione di Jizaino all'opera "Quando la Zecca non era un albergo"

Un superiore impegno per l'attualità sociale conduce spesso Mar.gu a contrapporre vizi e virtù, portando le misere fallacie contemporanee a confronto col ricordo delle certezze di un recente passato che annichilisce facilmente la falsità, risvegliando immediatamente la coscienza dal sonno ipnotico indotto dalla propaganda. Nel dipinto "quando la Zecca non era un albergo" le semplici scritte su una banconota da 500 Lire ci rammentano quanto la Res Publica sia ormai un ricordo.

 

Lumi architettonici

di Enrico Aceti - Dalla presentazione nel catalogo di "La sola pietra"

Come i lati di un pentagono, figura piana territoriale tecnica, indice alchemico del movimento bilanciato e proporzionamento del corpo che esplora lo spazio, cinque sono i luoghi presentati dall'autrice in questa rassegna di dipinti a olio.
Sono siti eminentemente urbani, città vere, concrete, nelle quali il suo sguardo ha consumato le distanze nell'indugio di un attimo, aderendo con volontà adiacente ai piccoli snodi del linguaggio architettonico.
Ma questa ricerca nelle immagini dell'architettura, che è di fatto un'attrazione verso i principi ordinativi dello spazio, chiede all'artista di porre in gioco un dispositivo pensante, un pensiero visivo altrettanto armonioso maturato attraverso la riflessione e la costruzione di un sedimento culturale che coniuga l'apertura estetica sulla realtà e i propri percorsi interiori.
Ferrara, Bologna, Torino, Foggia e infine Finale Emilia espresse in frammenti, simboli che tracciano con il loro rinvio la geografia e il racconto delle esperienze intellettuali ed emotive che l'artista ha via via segnato: la città natale, quella degli studi, dell'attività creativa, modulate nei cromatismi della loro identificabilità storica e naturale.
Sono le città tra le quali si dispiega la processione dei momenti progettuali, dei passaggi, delle soglie attraverso cui Mariani Petronelli ordina il proprio itinerario di vita professionale trasformando il dettaglio decorativo in elemento strutturale e tuttavia sineddoche della dimensione urbana intesa come insieme di crocevia, di possibilità e dunque di decisioni.
Decidere è sapere e saper-fare, e qui l'artista ha saputo condurre questa capacità nell'area tecnica ed esecutiva realizzando senza espedienti e inganni un discorso pittorico compiuto, attraverso la bella andatura del pennello che ha itinerato su quelle superfici.
Questi dipinti sfidando l'antico ambiente penitenziale detentivo del Castello di Finale Emilia, evadono la prigionia psicologica e ideologica delle bizzarrie estetiche e dei capricci "linguistici" in cui da tempo cadono molti giovani artisti.

 

L'artista come giovane donna

di Lucilla Grossi - Dalla presentazione nel catalogo di "La sola pietra"

Il commento che Enrico Aceti, Architetto, Urbanista, Docente all'Accademia Clementina delle Belle Arti di Bologna, scrive qui di seguito sul lavoro di Marianna Petronelli, in arte Mar.Gu, dice tutto sul suo lato artistico.

Io vorrei presentarvi la giovane donna Marianna.
Questa artista trentaduenne, timida ed estroversa in maniera mirabile, dopo aver attraversato molte città nel suo percorso artistico, fra cui Torino, Foggia, Bologna, Ferrara, Barcellona, è approdata a Finale dove da alcuni anni ha studio e lavora in Piazza Verdi. Dal terrazzo del suo studio guarda la Torre dell'Orologio e i tetti delle vecchie case finalesi. Di qui l'idea di illustrare nella sua prima Personale, Finale fra le 5 città che lei considera, oltre a Ferrara, Bologna, Torino, Foggia, pietre miliari della sua formazione. Ferrarese di origine, come siamo un po' tutti noi, Mar.Gu affronta pittoricamente il suo "vissuto" con uno stile decisamente originale. Dipingere a olio dei particolari architettonici minimi trasmettendoci l'impressione di averci raccontato un tutto: questa è la sua arte.
Detta così sembrerebbe una trasposizione molto immaginifica in cui il dato reale scompare e si trasfigura: e invece non è così. Mar.Gu è una di noi, nutrita di nebbia e di grano maturato al sole, e la sua pittura , per quanto "d'artista", rivela appieno questa concretezza, tipica di chi sa che alla nebbia succede il grano maturo e a questo di nuovo la nebbia. Ma la pietra, "la sola pietra", rimane immutabile a testimoniare il genio dell'uomo che l'ha scolpita. Ed è questo che Mar.Gu trasmette: che ogni città ha un colore per chi l'ha vissuta, che ogni pietra racconta per che la sa guardare, che non esistono differenze fra le varie forme d'arte per chi vuole intuire, che possono scomparire le differenze fra le pietre del passato e il nostro presente, come alla nebbia succede l'oro del grano.

 

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